Adocu : bloggare solo una parola

 
  • Il tempo a disposizione è sempre meno
  • Semplice è meglio
  • E le stranezze fanno discutere:

Tre verità del che i creatori di Adocu dovevano aver ben in mente, quando hanno ideato il loro servizio.

Adocu è il più semplice in circolazione:
  • I post devono essere di una parola, una sola: niente soggetti, preposizioni, congiunzioni.
  • Il reader è un vero feeds reader: .
  • Al profilo si possono aggiungere una e una breve descrizione di sé, tutto il resto dev’essere espresso in mono-word posts.
  • La grafica è ridotta al minimo.
  • E’ difficile e mi piace.

4be02 Adocu+ +what s+your+status%3F Adocu : bloggare solo una parola
Difficile, perché non è esteticamente accattivante e pone limiti notevoli alla struttura della conversazione.
Mi piace, perché spinge a creare neologismi – per effimeri che siano, nella maggior parte dei casi, perché costringe fare una scelta, perché impone di comunicare solo cio’ che davvero è significante.

Lo vedo come un omaggio alla cultura giapponese : “Inutile tagliare un mazzo, quando la bellezza sta in un fiore solo” e come un’elegante forma di protesta contro il rumore.

e il sono sempre più invasi da spam, trolls, bogus, bla-bla-bla, spazzatura di ogni tipo, perché la non ha limiti contro queste cose.
Il fatto di essere libera e di offrire spazio a chiunque è allo stesso tempo la sua più grande forza e la sua più fastidiosa debolezza ed ora che sempre più persone vi hanno accesso, spulciare il contenuto alla ricerca di valore è un lavoro lungo e faticoso.
Digg, GetSatisfaction, Uservoice, SocialMedian lo hanno capito e stanno lavorando per rendere il più vivibile e l’informazione fruibile. Aducu, in questo caso, aiuta a riflettere.
Quante parole inutili postiamo ogni giorno?
Quanto è cambiato il nostro modo di scrivere, di fare fotografie, di comunicare, da quando tutto è diventato ?
L’iper-connessione, l’iper-comunicazione, la gratuità degli spazi sono meraviglie della nostra era ma, come ogni cosa che non ha un prezzo, stanno purtroppo perdendo valore agli occhi della massa degli utilizzatori che, noncuranti, diluiscono e banalizzano il contenuto.
Lo abbiamo fatto tutti.
Avete una macchina fotografica ?
Da quanto?
Come è stato usarla i primi tempi?
Facevate bellissime?
E ora, meno? Non tutte vengono bene?
Perché?
Peché, quando avete iniziato ad usare il vostro apparecchio probabilmente avevate ancora la mentalità del fotografo da pellicola, abitutato a pensare ogni , prima di scattarla. Capace di farne centinaia e di pensarne centinaia.
Poi questa mentalità è cambiata e avete iniziato a pensare – appassionati a parte, forse – che scattarne un po’ e scegliere le migliori al fosse la tecnica migliore.
E forse lo è, statisticamente, ma quanti scatti a vuoto.
Il adesso è un po’ cosi’, come una libreria di colma di scatti “provati” e venuti male.
Una quantità immane di dati, informazioni, opinioni da scartare per scovare qualche cosa di significante.
Heads up. Non so quanto successo potrà avere, soprattutto nella ridondante e permalosa cultura occidentale, ma sottolinea allo stesso tempo una tendenza (la micro informazione) ed un rischio molto attuale (il rumore) : è contemporaneamente strumento (forse troppo d’avanguardia per essere capito) e monito (troppo pungente per essere ascoltato). Coraggioso. Bravo Adocu.

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