Mandriva arriva dove le altre distribuzioni Linux si fermano

 

Spesso mi capitano fra le mani che altri amici dismettono, certe volte a causa di piccoli guasti hardware facilmente riparabili, altre volte semplicemente perché i miei amici sono convinti che il loro hardware sia obsoleto e quindi ormai inutilizzabile con gli applicativi più moderni. Di solito io mi offro di ritirare i loro PC perché, a differenza dei miei amici intenti ad inseguire le novità, nutro la certezza che tali strumenti siano ancora recuperabili e riutilizzabili, magari per essere donati a chi non ha la possibilità di acquistare un nuovo di zecca.
Chi segue questo blog assiduamente sa che da sempre mi diverto a recuperare hardware vecchissimo, ottenendo ottimi risultati. In questo periodo ad esempio sono entrato in possesso di un AMD Athlon Classic da 900MHZ.

Athlon Slot A

Queste in dettaglio le tecniche del in questione:

  • Scheda Madre A7V slot A;
  • Athlon da 900Mhz;
  • : 256MB DDR 100mhz;
  • scheda video AGP V7770;
  • Hard Disk Quantum Fireball da 20GB,
  • Lettore cd e masterizzatore CD SCSI con controller advansys.

Contrariamente alle mie aspettative l’installazione di una distribuzione su questo PC è stata un’operazione tutt’altro che semplice. La mia prima scelta è stata Arch Linux, distribuzione di cui mi sono innamorato dopo averla installata e provata su un PII a 266mhz con 196MB di ; questo vecchio grazie ad ArchLinux ha sempre funzionato alla grande, tanto da essere utilizzato quotidianamente da mio padre e dal mio cuginetto più piccolo (che lo ha utilizzato per scrivere alcune tesine con Abiword). Ad onor del vero ottime prestazioni le avevo ottenute anche con la classica Debian e con l’eccezionale Puppy Linux (distribuzione di cui ho spiegato l’installazione su penna USB), ma devo dire che ArchLinux mi ha colpito positivamente sotto vari aspetti, tant’è che prima o poi vorrei utilizzarla come distribuzione per il mio principale.

La mia prima scelta, Arch , fallisce

Il logo di Arch Linux

Purtroppo però, sul oggetto di questo articolo, Arch ha fallito miseramente l’installazione. Tutto sembrava funzionare per il meglio ma in realtà, per qualche ragione che non ho voluto approfondire, Arch , pur non segnalando alcun errore, non riusciva a copiare il sistema base sull’hard disk. A questo punto avevo due scelte, smanettare per cercare di risolvere il problema, oppure provare altre distribuzioni. Siccome il PII a 266mhz aveva esalato il suo ultimo respiro e mio padre, ormai assuefatto alla lettura di notizie via , premeva affinché approntassi il prima possibile un nuovo PC tutto per lui, decisi di scegliere la via più facile, provare un po’ di distro e vedere quale avrebbe funzionato meglio senza smanettamenti e complicazioni.

Puppy non tradisce mai

Puppy Linux Logo

La seconda distribuzione ad essere testata su questo è stata Puppy Linux. Avevo a disposizione il mini-cd creato a suo tempo per l’how-to realizzato per Doxaliber e quindi mi è bastato semplicemente inserirlo nel lettore ed avviarlo. Naturalmente, come immaginavo, Puppy non ha tradito le mie aspettative, il sistema si è avviato senza problemi, tutte le periferiche sono state correttamente riconosciute, in più il sistema era velocissimo ed ultra performante. Puppy ha superato il test, anche perché, grazie alla possibilità di configurare lo schermo in modalità Xvesa, è davvero difficile che questa distribuzione presenti problemi di funzionamento. Ora finalmente avevo una distribuzione funzionante, pronta all’uso e facile da usare, ma ero certo che su questo hardware fosse possibile installare desktop manager più accattivanti e soprattutto distribuzioni disegnate per funzionare nativamente su hard-disk. Quindi, certo di avere comunque già trovato una soluzione, ho riposto Puppy nella sua custodia ed ho testato altre distribuzioni.

fallisce

Ubuntu Logo

Decido di tentare l’installazione di Xubuntu 8.04. Xubuntu è la Xfce di . Purtroppo il live-cd non funziona, non c’è verso, ad ogni tentativo di avvio l’unico risultato ottenuto è uno schermo nero. Tento di cambiare la , di avviare il live-cd disabilitando l’ACPI ed utilizzando la modalità VESA a risoluzioni bassissime, ma non c’è verso, il risultato è sempre e comunque uno schermo nero. Lo stesso problema si presenta con la 7.10 di , il sistema si avvia ma poi si blocca, risultando totalmente inutilizzabile.

In questo contesto vorrei aprire una breve parentesi sull’arma a doppio taglio rappresentata dai live-cd, che ormai sono diventati il metodo standard per l’installazione di quasi tutte le distribuzioni . Il vantaggio dei live-cd è legato al fatto che grazie ad essi è possibile verificare la compatibilità del proprio PC rispetto alla distribuzione che si intende usare, questo senza intaccare minimamente l’hard-disk del proprio . Tuttavia, come sempre, esiste il rovescio della medaglia: se il live-cd non vuole saperne di avviarsi allora risulterà impossibile installare la distribuzione per poi magari risolvere il problema hardware in un secondo momento, magari con una patch o con una ricompilazione del kernel; inoltre il live-cd richiede un lettore cd veloce e possibilmente una buona dose di , quindi non è adatto per l’installazione di su sistemi un po’ più datati. Damn small e Puppy sono eccezioni in quanto distribuzioni realizzate per funzionare su hardware datati ed incentrate quindi sulla leggerezza. Per inciso è una distribuzione che consente l’installazione anche in modalità testuale, quindi la critica non è rivolta ai creatori di tale distro, tuttavia nello specifico anche l’installazione testuale ha fallito il suo compito. All’avvio della distribuzione infatti lo schermo rimaneva irrimediabilmente nero.

Debian e derivate varie

Centro di controllo di Mandriva 2008

A questo punto, dopo aver testato senza successo e per puro divertimento altre derivate Debian, a mia disposizione perché distribuite a piene mani in allegato ad alcune riviste specializzate su . Nessuna di queste distribuzioni ha superato il test. Non elencherò tutte le distribuzioni testate perché non me lo ricordo, tra queste sicuramente c’era anche DreamLinux. Il risultato, anche con queste distribuzioni, è stato il solito schermo nero. Avrei voluto provare un live-cd derivato da Slackware o magari Slackware stessa, ma non disponevo di un cd di tale distribuzione ed in quel momento non avevo voglia di scaricare e masterizzare nuove iso da . A questo punto ho deciso che era giunto il momento di perdere un po’ di tempo ed affidarmi al mio infallibile cd di Debian in netinstall. Sicuramente avrei dovuto combattere un po’ con la configurazione di Xorg, ma alla fine avrei senz’altro risolto il problema dello schermo nero. In realtà non ero nemmeno certo che il problema dipendesse dalla scheda video e da xorg, avevo qualche dubbio anche sui controller scsi e sul controller Ide Ultra 100 di Promise; in ogni caso in un modo o nell’altro avrei risolto. Però, proprio mentre stavo sfogliando il mio porta-cd, l’occhio è balzato su una copia di Mandriva One 2008 e…

Fulminato sulla via di Mandriva

Il desktop di Mandriva One 2008

Per qualche tempo sono stato un utente Mandriva, parlo di molti anni fa quando la distribuzione si chiamava ancora Mandrake ed era probabilmente la scelta migliore per un utente alle prime armi. L’ultima di Mandrake da me utilizzata è stata la Mandrake 9.0, tra l’altro acquistata in PowerPack; parliamo di circa 6 nni fa. Quella distribuzione era davvero bella, facile da usare e ben progettata, disponeva di un installer grafico e di un’ grafica di partizionamento che all’epoca erano davvero uniche. Tuttavia per me è sempre stato difficile digerire i gestori di pacchetti basati su RPM e, da utente Debian, sentivo troppo la mancanza di APT, per cui il mio amore per Mandrake ebbe breve durata fino a scemare completamente quando il creatore di Mandrake, Gael Duval, fu cacciato malamente dalla compagnia che lui stesso aveva creato.

Mandriva è una distribuzione disegnata per hardware moderno ed ha la fama di essere piuttosto “pesante” sui datati, come quello oggetto di questa “prova”, ma visto che ormai il cd era tra le mie mani decisi di provare anche questa distribuzione. Con mia enorme sorpresa, dopo un avvio molto lento (non dovuto tanto alla distribuzione quanto ad un riconoscimento hardware dei dischi piuttosto “faticoso”), il desktop di Mandriva 2008 è apparso davanti ai miei occhi. A differenza di altri live-cd Mandriva ha richiesto subito alcune configurazioni sulla , sull’orario e sulla scheda di (che ha iniziato a funzionare immediatamente), poi il desktop di Mandriva è apparso felicemente davanti ai miei occhi. Contrariamente alle mie aspettative (ricordo che il PC è dotato di soli 256mb di ) il sistema risultava decisamente responsivo e veloce. Non restava che provare l’installazione su hard-disk; durante la fase di installazione ho ritrovato la famosa di partizionamento della vecchia Mandrake di cui vi ho parlato poche righe più sopra (ovviamente aggiornata) ed ho apprezzato un sistema di installazione decisamente semplice e veloce. In pochissimo tempo il sistema era installato e pronto per essere riavviato. Al riavvio Mandriva mi ha chiesto di creare l’utente root e poi l’utente base. Dopo vari tentativi era finalmente stato installato sul vecchio Athlon a 900mhz.

Il sistema funziona perfettamente, inolltre, contrariamente alle mie aspettative, Mandriva One è veramente veloce e performante. Utilizzando il sistema ho incontrato immediatamente il primo (ed unico) di questa distribuzione: Firefox va in crash ogni volta che si accede a che utilizzano flash, come ad esempio . Memore di alcune letture su mi ricordo che il problema dovrebbe essere legato ad un con PulseAudio, il nuovo server sonoro che dovrebbe sostituire il vecchio ALSA. Il piccolo disguiido si risolve facilmente aggiornando il sistema operativo, infatti ora anche Firefox funziona perfettamente, con enorme soddisfazione di mio padre, che è già diventato il principale utilizzatore di questo PC equipaggiato con Mandriva One 2008. Per quanto mi riguarda sarà sempre più facile scrivere: sudo apt-get update&&sudo apt-get dist-upgrade in console piuttosto che passare tra i mille menu grafici proposti da Mandriva, ma un utente alle prime armi potrebbe invece innamorarsi delle mille soluzioni grafiche proposte da Mandriva. In fondo questa distribuzione è davvero piacevole da usare e facile da configurare, un vero bijoux per i novizi. Consigliata.

NB: Quest’articolo è stato scritto utilizzando Mandriva 2008 sul PC oggetto del test.

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