Desktop Gnu/Linux, dove vuoi andare domani?
Vai alla fonteSe siete lettori di questo blog saprete già che, pochi giorni fa, sono passato ad Arch Linux. Questa distribuzione offre, tra le sue caratteristiche vincenti, la possibilità di installare le ultimissime versioni dei software quasi immediatamente rispetto alla loro uscita ufficiale. Non a caso il mio pc è attualmente equipaggiato con il kernel 2.6.27-1, OpenOffice 3.0 e soprattutto Kde 4.1.0.
Il desktop environment è stato l’aggiornamento che più di tutti ha destato in me preoccupazione. Avevo già provato ad installare kde 4.0 sulla mia vecchia Kubuntu utilizzando degli appositi repository (Kubuntu utilizza ancora kde 3.5.9) ed il risultato era stato davvero deludente. L’idea che allora mi feci era che KDE 4.0 fosse un software ancora in beta rilasciato però come applicativo stabile, cosa che, come saprete se avete letto questo mio vecchio articolo, mi indispone altamente. Alcune applicazioni andavano in crash, mancavano funzionalità a cui ero abituato, Dolphin, il nuovo file manager, era brutto ed inutilizzabile. Nonostante tutto qualche furbo developer di Kubuntu aveva pensato bene di installare Dolphin come file manager di default di kde 3.5.9 al posto di konqueror, questo quando Dolphin tra l’altro era ancora in beta! Davvero geniale.
Durante l’installazione di Arch Linux la mia idea era di provare a dare una nuova chance a KDE e, in caso di delusione, sostituirlo eventualmente con Gnome o, più probabilmente, con Fvwm-crystal, che, negli ultimi tempi, era diventato il mio desktop environment di default. Il problema di Gnome ed Fvwm è che la maggior parte delle mie applicazioni preferite (es. Kaffeine, K3b) sono realizzate con le librerie QT che a loro volta sono difficilmente integrabili in questi due desktop environment basati sulle librerie GTK.
Tuttavia, dopo l’installazione di KDE 4.1, la tentazione di emigrare verso altri lidi è rimasta. La prima cosa che verrebbe da dire, visto il discorso della scarsa integrazione di QT con Gnome e Fvwm, è proprio che le applicazioni Kde3 come Kaffeine, k3b, K9copy, sono bruttissime da vedere e scarsamente integrate (l’aspetto grafico è migliorato quando ho cambiato il tema delle finestre impostando il vecchio Plastik di kde3), di conseguenza l’utilizzo di un altro desktop environment al posto di kde 4.0 alla fine non cambia di molto le cose. Tuttavia la scarsa integrazione non è un difetto direttamente imputabile a kde4 e soprattutto svanirà man mano che tutte le applicazioni saranno aggiornate per la nuova versione del desktop. Le cose davvero fastidiose in realtà sono altre.
Dolphin ad esempio, continuo a non digerirlo. Sicuramente c’è stato un deciso miglioramento rispetto alla versione beta che mi causò l’itterizia in kubuntu, ma ancora oggi mi chiedo cosa avesse fatto di male Konqueror per meritare di essere sostituito con un file manager che non supera konqueror in nessun aspetto e su molti altri rimane decisamente indietro. Io ad esempio utilizzavo konqueror anche per effettuare l’upload ftp di alcuni file locali verso alcuni server remoti; era comodo, bastava un semplice copia&incolla o il trascinamento ed il gioco era fatto. Dolphin non ha questa funzionalità.
Altra funzionalità che sembra essere stata “riveduta e scorretta” rispetto a kde3 è il pannello di controllo, le opzioni sembrano essere state ridotte rispetto a prima e spesso sono meno chiare e più difficilmente raggiungibili. Ma sono le piccole cose quelle di cui pià si sente la mancanza: che fine hanno fatto le icone in anteprima di Kde3? Prima quando entravi in una cartella potevi vedere i files e soprattutto le immagini come piccole anteprime. Ora, anche se attivi l’opzione dal menu di Dolphin, 9 volte su 10 l’anteprima non funziona. Il difetto sembra banale ma per me era comodissimo vedere in anteprima un’immagine senza doverla aprire.
Al nuovo kde 4.1 piacciono molto le mongolfiere, infatti in anteprima ti fa vedere soltanto quelle. Clicca sull’immagine per ingrandire.
Che dire poi del pannello di kde? Prima era molto più facile ed immediato configurarlo, ora anche aggiungere gli shortcuts per le tue applicazioni preferite è più complicato, alla fine ho capito che basta andare nel menu, premere il tasto destro e scegliere la giusta opzione. Ma perché modificare il vecchio funzionamento spiazzando così gli utenti abituati ad un certo modo di fare le cose e soprattutto, perché ora che ho aggiunto 4-5 icone quell’opzione non esiste più e mi è rimasta solo la possibilità di aggiungere le applicazioni ai “preferiti” del Menu kde?

Misteri di kde 4.1. Che fine ha fatto l’opzione per aggiungere l’icona al pannello? Questo senza contare il fatto che comunque, al primo riavvio, le icone che avevo aggiunto erano sparite!
Il desktop infine, prima era una cartella ora non più, copiare file sul desktop è come “infilarsi un riccio nelle mutande” (cit.), complicato e poco divertente. Bene direte voi, odio chi mette 5000 iconcine sul desktop, potrei essere d’accordo ma perché togliere questa possibilità agli utenti rendendo tutto così complicato quando pure in gnome hanno capito che se uno vuole un’icona sul desktop ha diritto di avere un’icona sul desktop? (A proposito, volete un’icona sul desktop? Usate konqueror!). Ma non era più semplice lasciare che il desktop fosse trattato come una “cartella” esattamente come succedeva in kde3 ed in pieno spirito con la filosofia Gnu/Linux dove: “tutto è un file?”.
Per il resto kde4 ha il pregio di essere veloce quanto kde3, gli effetti grafici sono carini anche se inutili (tranne l’effetto exposè, che trovo abbastanza comodo) ed anche se la sensazione complessiva è di una maggiore “limitatezza di opzioni” rispetto a kde3 (uno dei pregi che questo desktop environment aveva rispetto a gnome) il sistema alla fine, quando ci si abitua, è abbastanza usabile. L’aspetto infine è gradevole, anche se alcuni difettini grafici contribuiscono a dare ancora l’idea di una beta (vedi immagini qui sotto).
I difetti grafici del dock di Kde 4.1, ogni tanto impazzisce e ti regala questo splendido sfondo blu: blue screen of kde dock. Clicca sull’immagine per ingrandire.
Cosa ci fa l’icona del menu K sotto il pulsante per il controllo del volume?
Ehi, ma il titolo parla di Desktop Gnu/Linux e non KDE4.1, e noi abbiamo Gnome, XFCE e soprattutto il cubo rotante, quello che pure Mazinga Z ci invidia
Proprio vero, ci sono tanti desktop environment, anche se XFCE e Gnome sono quasi uguali da un punto di vista estetico, ma per vedere qualcosa di diverso a livello di interfaccia, d’impostazioni d’uso e con caratteristiche interessanti bisogna utilizzare desktop environment minori, meno conosciuti, con meno sviluppatori a disposizione. I prodotti mainstream sono bene o male la stessa solfa. Ho parlato di KDE perché è questo il desktop environment che preferivo e perché i difetti di KDE sono diventati per me la pietra miliare degli errori che Gnu/Linux non dovrebbe fare. A dire il vero prima è venuta l’ubriacatura da Compiz, quella che ha spinto molti utenti a trasferirsi su Gnome perché meglio integrato con questo compositing window manager. Mi riferisco a quello che ormai tutti conoscono come il famoso “cubo rotante di Gnu/Linux”. Ottimo, bel progetto: è divertente far vedere agli amici le potenzialità grafiche di Gnu/Linux, lasciandoli a bocca aperta grazie a tutti gli effetti grafici disponibili solamente sul nostro sistema operativo preferito. Compiz, talmente bello da spingere Microsoft a creare per windows vista un simil effetto 3d ridicolo e se vogliamo ancora più inutile di tutti gli effetti grafici di Compiz messi insieme.
Inutili si. Perché avere finestre che tremolano, cubi che ruotano, monitor in cui nevica o piove e sui quali è possibile scrivere a fuoco utilizzando una complicata combinazione di tasti è bello, ma francamente inutile e soprattutto ha poco a che fare con l’usabilità.
Alabarda spaziale
Intendiamoci, l’usabilità di Gnu/Linux è enormemente cresciuta nel tempo, ma molto è dovuto soprattutto al grande lavoro che è stato fatto su componenti di basso livello come il kernel ed il server grafico, pochissimo invece è dovuto ai desktop environment. Il software libero è stato spesso sinonimo di innovazione ma a livello di interfaccia segue più o meno a ruota la filosofia di Microsoft ed Apple, migliorie estetiche tante, migliorie funzionali poche. Sarà un difetto legato proprio al fatto che i desktop manager alla fine non sono altro che applicazioni grafiche.
Io ad esempio mi sono chiesto spesso: davvero cliccare su un menu a sua volta suddiviso ad albero è il miglior modo per avviare un’applicazione? Davvero il miglior modo per copiare un insieme di file è tenere premuto il tasto sinistro del mouse, evidenziare i file, premere il tasto destro del mouse, selezionare taglia o copia, aprire una nuova finestra, premere nuovamente il tasto destro e scegliere incolla o viceversa tenere premuto ctrl e, usando il tasto sinistro del mouse selezionare i file ad uno ad uno, poi di nuovo premere il tasto sinistro (facendo ben attenzione a non spostarsi in uno spazio bianco della finestra altrimenti i file vengono tutti deselezionati!) aprire una nuova finestra e di nuovo premere tasto destro e poi incolla? Mi stanco soltanto a scriverle tutte queste cose!
Non mi sorprende se questi concetti, ormai dati per scontati da parte degli utenti adusi all’uso del pc, risultino invece di difficile attuazione da parte di chi ha poca pratica con moderne apparecchiature e rotelline del mouse, non mi sorprende nemmeno il fatto che nel 2008 io, e con me gli utenti più scafati all’uso del computer, il 90% delle operazioni lo svolgo da console, dove copiare, editare, spostare, cercare sono tutte operazioni che richiedono solitamente un solo ed immediato comando.
Proprio così: nell’era dei desktop scintillanti io svolgo la maggior parte del mio lavoro (anche in fase di sviluppo) su una console a sfondo bianco, il che è un paradosso e significa che forse qualcuno dovrebbe preoccuparsi di far scintillare meno quelle icone ma di rendere l’esperienza utente più piacevole.
Come utenti di un sistema operativo libero ed aperto dovremmo pretendere maggiore attenzione su questi aspetti. Software libero dovrebbe significare dare maggior ascolto agli utenti (che tra l’altro, avendone la capacità, possono intervenire anche materialmente nella fase di sviluppo). Software libero non dovrebbe voler dire creare annunci ad effetto per pubblicizzare le nuove uscite, ricalcando in questo la politica dei software proprietari, ma incentrarsi maggiormente sulla stabilità del prodotto e sulla funzionalità.

Il futuro del desktop, la console?
Una volta la filosofia che dettava lo sviluppo di software libero era che un software era “beta” fino a quando il prodotto non era ritenuto davvero stabile, questo era possibile perché non c’era “pressione commerciale” per il rilascio di un prodotto. Gli utenti spesso utilizzavano (ed utilizzano!) software “non definitivo” che però aveva stabilità e funzionalità comparabili a quelle dei software rilasciati in versione definitiva. Negli ultimi tempi mi sono ritrovato ad utilizzare Firefox 3 beta su una versione “stabile” di una distribuzione, ed allo stesso modo la beta di Dolphin, in più mi sono imbattuto su un desktop environment rilasciato come stabile ma che in realtà al massimo si potrebbe considerare una release candidate. Questo mi indispone.
Cari sviluppatori di KDE, molti utenti Gnu/Linux avrebbero installato e provato kde 4 anche se l’aveste definito una beta, avremmo apprezzato di più i vostri enormi sforzi ed il vostro lavoro ma sarebbe stata minore la sensazione di essere presi in giro e di essere trattati come “clienti”. Agli altri sviluppatori che si occupano di desktop environment, usabilità dovrebbe voler dire fare le cose con meno click e meno contorsioni possibili, so che questo è difficile da mettere in pratica, ma è proprio questo il bello. L’idea dell”interfaccia punta e clicca risale a quasi 40 anni fa, ne è passata di acqua sotto i ponti da allora. Possibile che per vedere qualcosa di davvero diverso si debba guardare al mercato delle console?.


