
Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, l’edizione 2010 del SXSW è dedicata – per quanto riguarda la parte “interattiva” – principalmente al geotagging nelle sue numerose sfaccettature: non è un caso che Twitter abbia deciso di pubblicare proprio in questi giorni l’add-on per la posizione geografica sulla propria interfaccia web (anche se in via ufficiosa).
A questo proposito è Foursquare a farla da padrone: con l’inaugurazione della fiera di Austin – che si chiuderà soltanto domenica prossima – il social network ha registrato un inedito picco di chek-in. Chissà che non sia anche merito di HootSuite, che ha fatto in tempo a integrare Foursquare (e MySpace) sulla propria piattaforma.
Purtroppo, a prescindere dal tempismo, HootSuite non riesce a “scavalcare” uno dei principali limiti della piattaforma (se di questo si può parlare): aggiungere il proprio profilo è semplicissimo grazie a OAuth, ma i check-in sono disponibili soltanto attraverso le applicazioni per dispositivi mobili — tagliando fuori l’intero settore desktop.



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Nelle ultime ore ha avuto molto successo un intervento per aggirare i limiti di voto (normalmente 3 al giorno per ogni visitatore) della classifica di Mtv MyTRL — l’interfaccia online dell’omonimo programma di video musicali in onda dal lunedì al venerdì: Nicola Greco, in un pomeriggio di svago, aveva trovato il modo di votare ripetutamente e all’infinito per un singolo video, falsandone i risultati.
L’intento di Nicola – giovanissimo programmatore PHP – non era certo quello di portare alla vittoria (che per un artista si traduce nella possibilità di andare in diretta su Mtv e partecipare ai prossimi Mtv TRL Awards) il video del suo protetto, quanto di dimostrare la grave falla di sicurezza del sito: qualunque PR avrebbe potuto usufruire del suo script per scalare rapidamente la classifica.
Provando a visitare la classifica nella tarda serata di ieri, ho potuto però constatare che il form per il voto di cui parlava Nicola e l’indirizzo unico per votare i video selezionabili non erano più disponibili al pubblico: presumibilmente la voce è giunta agli amministratori del sito di Mtv e la votazione è momentaneamente riservata agli iscritti. Che abbiano seguito il consiglio?
Aggiornamento — Sembra che al momento lo script continui a funzionare, anche nella sua “traduzione” in Python. Grazie a Lorenzo Setale!



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Il battagliare continuo fra il Governo cinese e Google è ormai ai ferri corti, lo si sapeva già da tempo. L’attacco informatico nei confronti dell’azienda di Mountain View, però, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg più “diretta” di una serie di conseguenze che Google potrebbe pagare se non rispetterà le leggi valide sul suolo cinese.
“Noi supportiamo l’espansione di Google nel nostro mercato, ma se violasse le leggi cinesi non sarebbe amichevole e sarebbe irresponsabile e dovrà risponderne delle conseguenze”.
Sono parole di Li Yizhong, ministro cinese dell’Industria e della Tecnologia. Il Governo cinese fa filtrare dai motori di ricerca tutto il contenuto che non ritiene adatto alla popolazione che amministra: pornografia, violenza, ma anche contenuti politici di varia natura. Le parole del vice-presidente di Google Nicole Wong, però, non lasciano presagire nulla di buono:
“Google è ferma nella sua decisione di smettere di censurare i suoi risultati in Cina. Anche a costo di dover chiudere il nostro dominio google.cn e di lasciare il paese, siamo pronti ad andare avanti”.
Sono parole molto pesanti, soprattutto considerato che sono state pronunciate davanti alla Commissione Affari Esteri del Parlamento americano, durante un dibattito su “come la tecnologia può aiutare gli attivisti per la democrazia sparsi nel mondo”. Insomma, Google è avvertito, ma anche la Cina lo è. Del resto, nessuna delle due parti sembra temere l’altra: la Cina è convinta di poter fare a meno del motore di ricerca americano per sviluppare comunque il suo mercato di Internet e su Internet; Google è forte della sensazione di essere nel giusto, e nell’appoggio concretissimo del Governo del suo paese.



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Pictarine è un nuovo servizio di photo sharing con un occhio molto attento alla privacy dei propri utenti. E’ ancora molto “giovane” e ne deve fare di strada se vuole minimamente competere anche con i più “alternativi” in circolazione, fra i suoi concorrenti. Ma almeno due punti di forza li possiede.
Il primo sono gli album collaborativi: più di un utente può contribuire a un progetto fotografico comune, ad esempio raccontando per immagini un evento da più punti di vista. Semplicissimo ma, se non attraverso tag, non ci aveva ancora pensato nessuno. Neanche il grande Flickr.
Per cominciare a usare Pictarine non è nemmeno necessario creare un account apposito: si può fare log in attraverso il proprio account Facebook, Flickr o Picasa, e importare le proprie foto direttamente da lì, sfruttando le API. Inoltre, è possibile notificare con un click del caricamento di una nuova foto i propri contatti che potrebbero esserne interessati. Se tutto va male, per gli sviluppatori, Pictarine rappresenterà una serie di suggerimenti ai più grandi competitor nel suo settore. Se andrà bene, chissà.






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La Commissione Federale sulle Comunicazioni del Governo degli Stati Uniti ha approntato uno strumento pubblico in grado di permettere agli utenti della Rete di controllare gratuitamente ed efficacemente le prestazioni della propria connessione a Internet. E, naturalmente, di metterle a confronto con quelle reclamizzate, spesso con un po’ di ottimismo, dai rispettivi provider di banda.
Il progetto si chiama “National Broadband Plan” e si prefissa lo scopo di “assicurare che tutti gli americani abbiano accesso alla banda larga ad alte prestazioni”.
Secondo le prime statistiche raccolte dalla stessa Commissione, fra velocità effettiva e velocità “pubblicizzata” c’è in media un 50% di fandonie: la banda realmente a disposizione degli utenti, in altre parole, è la metà di quella che hanno sottoscritto per abbonamento. Non tutti gli opinion maker americani, anche fra i blogger, sono entusiasti della cosa. Lauren Weinstein, ad esempio, teme che i test effettuati dal Governo non possano essere accurati, se non altro perché non tengono conto di quanti altri utenti stanno accedendo contemporaneamente a una stessa rete domestica. Per non parlare, poi, degli scrocconi.
Pensavo meglio, rispetto all’Italia, sinceramente. Da noi è quasi dato per scontato che ci sia almeno un 50% di divario (e anche qualcosina in più) fra i due valori di cui sopra, ma lo si accetta con molta più rassegnazione, dopo aver fatto un controllo fai-da-te. Di più: lo si mette in conto, lo si calcola quando si fa un nuovo abbonamento: “Alice 2 mega? Ottimo, posso scaricare a 800 kb!”. Infine, non per sottolineare troppo le differenze fra la situazione nel nostro Paese e quella negli USA ma, mentre loro varano programmi come l’NBP, noi di facciamo controllare dalla Fapav.



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Virgin Media sta provando a portare la fibra ottica sui pali telegrafici. Un esperimento che potrebbe rivoluzionare il modo in cui la fibra ottica e la connessione broadband viene distribuita nelle case.
Mai più lavori stradali, quindi, ma un utilizzo dei classici cavi aerei. In questo modo la banda ultraveloce inglese potrebbe raggiungere già ora e facilmente un milione di case. Il test è partito nel piccolo paesino di Berkshire di Woolhampton: agli abitanti viene offerta banda larga a 50MB più il servizio televisivo di Virgin Media.
Tutto questo mentre il governo inglese ha promesso l’accesso alla banda a 2Mbps a tutti gli abitanti entro il 2010 e una superbanda entro il 2017.
Gli scenari potrebbero radicalmente cambiare se questo tipo di tecnologia potesse effettivamente avere riscontri positivi. Potrebbe essere la volta buona anche per quelle aree del nostro Paese in cui ancora si “viaggia” con i modem 56k?
Via | BBC
Foto | Flickr



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Dubito che molti di voi mantengano MSN come homepage del proprio browser (benché il portale sia proposto come pagina predefinita per Internet Explorer), ma sono pronto a scommettere che tanti potrebbero cambiare idea — quando l’aggiornamento sarà finalmente disponibile per tutti. Non soltanto per Bing, che è già integrato nel portale odierno.
Ars Technica è stato tra i primi a parlare del restyling di MSN, che segue un progetto inaugurato già nel novembre del 2009: purtroppo anche effettuando il login su Windows Live e impostando il portale statunitense come predefinito il numero di utenti che possono già utilizzare la nuova versione è ancora limitato. Fortunatamente c’è un tour guidato per tutti.
La nuova homepage – che effettivamente ha un tema più accattivante e “pulito” – promette di aggiornare lo stato di Facebook e Twitter, controllare la posta di Hotmail e ricevere notizie sulla base della selezione geografica che ora consente di visualizzare più che altro il meteo locale: sì, ricorda molto le recenti novità di Yahoo! (che personalmente prediligo).
Nuova Homepage di MSN








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Torna l’appuntamento col gioco del venerdì, attingendo dal solito calderone “garantito” di Addicting Games. Quello di cui parliamo oggi è Bowman 2, uno shooter un po’ atipico nel quale siamo chiamati a impersonare un arciere.
Quello che sembra un gioco semplice si rivela ben presto abbastanza duro ma allo stesso tempo coinvolgente: il tutto consiste nel cliccare sullo schermo per dare angolazione e potenza alla freccia da scoccare, nel tentativo di colpire un avversario controllato dalla CPU o da un altro giocatore, oppure divertendosi a cacciare uccelli.
Purtroppo il gioco non è inseribile in embed, quindi dovete collegarvi direttamente sul sito per provarlo: date un’occhiata e fatemi sapere se come me vi ci siete appiccicati come dei novelli Robin Hood!



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Oggi si apre ufficialmente il SXSW (South by Southwest) 2010, una fiera inaugurata nel 1987 che – oltre a cinema e musica – da qualche anno riserva ampio spazio all’interattività con delle sessioni dedicate al web 2.0: inutile dire che le aziende più importanti e le startup di successo della rete si sono date battaglia per essere presenti ad Austin fino al 21 marzo. Chi è in Texas ha già ricevuto ieri il proprio badge: tutti gli altri possono seguire l’evento online.
E le opportunità per farlo non mancano: Facebook parteciperà a diverse sessioni che culmineranno con un Developer Garage riservato agli sviluppatori, previsto per domenica 14, di cui sarà disponibile una diretta integrale su UStream. Lo stesso broadcaster ospita anche il canale ufficiale di SXSW 2010 che coprirà le manifestazioni di tutte le categorie previste. Ovviamente c’è pure Google, che ha scelto di registrare un profilo su Twitter per gli aggiornamenti.
A questo proposito c’è un’interessante iniziativa di Backupify che è stata battezzata SessionTweets e (disponibile a tutti i sottoscrittori del servizio, che è tuttora gratuito) si propone di effettuare backup sistematici in PDF dei contenuti di SXSW 2010 attraverso le #hashtags di Twitter. Se poi la fiera cominciasse ad annoiare, si può sempre optare per il download di 1000 brani gratuiti – segnalato dai colleghi di Soundsblog.it – in due parti.



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Lo scorso mese di giugno Google ha rilasciato per gli sviluppatori Sputnik, raccolta di test JavaScript comprendente oltre 5.000 diversi test coi quali verificare le prestazioni del proprio browser nei confronti delle specifiche ECMA-262 spec, verificando allo stesso tempo non solo la velocità nell’esecuzione del codice ma anche il livello di correttezza del software nel farlo.
Torniamo ora a parlare di Sputnik perché la stessa Google ha pubblicato il sito ufficiale dove eseguire direttamente il test, cosa che ne apre l’utilizzo a tutti quanti, utile magari da combinare con il famoso test Acid3. La piattaforma permette anche di confrontare i dati ottenuti dai vari test nel modo che vedete qui accanto, nel quale è riportato un test condotto dallo stesso staff di Google su una macchina con Windows installato, dove Opera 10.50 è risultato fallire 78 volte, Safari 4 159 volte, Chrome 4: 218 volte, Firefox 3.6: 259 volte e Internet Explorer 8 463 volte, beccandosi così la “maglia nera Sputnik”.
L’immagine di confronto tra browser mostra due cose: la distanza verso il centro indica quanto il software è stato in grado di passare tutti i test, mentre la distanza tra i browser stessi indica il loro comportamento. Browser che hanno fallito lo stesso tipo di test saranno più vicini tra loro, mentre quelli che hanno fallito test diversi più lontani.
Via | Chromium Blog



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